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My SüdtirolOsservatorio indipendente su Alto Adige e Bolzano

Proposte, nodo «Generazioni»

Le valli che restano

Nove comuni di montagna perdono abitanti da quindici anni, e la Provincia lo ha appena messo nero su bianco. Ha anche quasi tutti gli strumenti per rispondere: le manca un patto con ciascun paese, e un numero per sapere se funziona.

Propongo che la Provincia offra ai nove comuni che il 26 giugno 2026 ha classificato come «strutturalmente svantaggiati e a rischio di emigrazione» (Curon Venosta, Lauregno, Martello, Moso in Passiria, Selva dei Molini, Predoi, Proves, San Pancrazio e Tubre) un patto di paese di tre anni, con quattro impegni reciproci: alloggi in affitto a termine per chi ha meno di 35 anni, ricavati dalle case vuote e dalle case troppo grandi per chi le abita; un elenco pubblico dei servizi che il paese tiene aperti, con i tempi per raggiungerli; un ufficio di valle da cui i dipendenti pubblici pendolari possono lavorare due o tre giorni a settimana; e una borsa di tre anni per chi torna. Il patto si misura su un solo numero, il saldo migratorio dei 18–34enni, e i comuni entrano in due turni, così che i secondi facciano da confronto ai primi.

Stato
Proposta argomentata, da discutere con la Giunta provinciale, il Consorzio dei Comuni e i nove consigli comunali. Versione 1 del 30 ottobre 2026. Auf Deutsch lesen.
Chi può decidere
La Giunta provinciale, con una delibera sui criteri come quella del giugno 2026, per il patto, il contributo al recupero e le borse; come datore di lavoro, per gli uffici di valle dei propri dipendenti. I nove consigli comunali, per aderire e per il censimento delle case. Le comunità comprensoriali, per gli uffici di valle e l'agenzia di valle.
Costo stimato
Circa 1,6 milioni di euro l'anno a regime per i nove comuni, cioè circa 160 euro per ciascuno dei loro 10.210 abitanti e circa 3 euro per abitante della provincia. Il calcolo è più sotto.
Tempi
Delibera e censimenti nel 2027; primi quattro o cinque comuni nel patto dal 2027, gli altri dal 2028; verifica a fine 2030.
Novità
I pezzi esistono: contributo casa maggiorato del 25% in questi comuni, contributi ai negozi di paese fino al 2028, incentivi ai medici con pochi pazienti, la legge nazionale sulla montagna, un'indagine della Provincia sul lavoro a distanza dei propri dipendenti. Nessuno li lega in un piano per il singolo paese, nessuno fissa un obiettivo e nessuno misura il risultato. Il Trentino dà dal 2025 a chi si trasferisce nelle zone periferiche 3.000 euro l'anno per tre anni sull'affitto; la Norvegia valuta da trent'anni il suo pacchetto per il Nord e ha imparato che cosa rende.

Il problema, nei dati

L'Alto Adige cresce. Dal 2009 al 2025 la popolazione iscritta nelle anagrafi comunali è passata da 503.399 a 541.908 persone, il 7,6% in più, e l'ASTAT la vede salire ancora a circa 561 mila nel 2043.1 Ma la crescita non è dappertutto. In 18 comuni su 116 gli abitanti del 2024 erano meno di quelli del 2009; è il criterio che la Giunta provinciale ha scelto, nel giugno 2026, per dire quali comuni sono «a rischio di emigrazione». Nove di questi sono anche «strutturalmente svantaggiati» per l'intero territorio secondo le classificazioni provinciali dell'economia e del turismo, e sono entrati nella delibera: Curon Venosta, Lauregno, Martello, Moso in Passiria, Selva dei Molini, Predoi, Proves, San Pancrazio e Tubre.2

Insieme i nove fanno 10.210 abitanti, l'1,9% della provincia, in paesi fra i 243 abitanti di Proves e i 2.398 di Curon (popolazione ufficiale del 2025, che uso anche per i costi). Secondo le anagrafi comunali, su cui si basano le serie storiche e la previsione dell'ASTAT e che danno cifre di poco diverse, dal 2009 al 2025 hanno perso il 5,3% della popolazione, da 10.796 a 10.220 persone; la previsione dell'ASTAT li porta a 9.709 nel 2043, un altro 5,0% in meno, mentre la provincia sale.1 Gli altri nove comuni a rischio di emigrazione, che non sono stati classificati svantaggiati (Aldino, Caines, Castelbello-Ciardes, Cortaccia, Selva di Val Gardena, Senales, Sesto, Stelvio, Villandro), sono scesi del 3,2% e sono previsti al 2043 un altro 3,1% più in basso.1

Abitanti dal 2009 al 2043 (dal 2026 previsione), indice 2009 = 100

Popolazione iscritta nelle anagrafi comunali al 31 dicembre, 2009–2025, e previsione dell'ASTAT dal 2026 al 2043, sommata per gruppo di comuni e divisa per il valore del 2009. «Nove comuni»: i comuni della delibera della Giunta provinciale n. 536 del 26 giugno 2026. «Altri nove»: gli altri comuni con meno abitanti nel 2024 che nel 2009. Le ipotesi della previsione non sono pubblicate (vedi «Che cosa non so ancora»). Fonte: ASTAT, Atlante statistico.1

Non se ne vanno in massa: non arrivano

Il calo è lento e silenzioso. Nel 2025 nei nove comuni sono nati 78 bambini e sono morte 89 persone; si sono iscritte all'anagrafe 242 persone e se ne sono cancellate 229. Un saldo naturale di −11 e un saldo migratorio di +13: nessuna fuga, ma neppure il flusso in entrata che tiene in piedi il resto della provincia, dove nel 2025 il saldo migratorio è stato di +2.545 persone (+2.558 contando anche i nove).1 Il problema sta in chi non viene e in chi, partito per studiare o lavorare, non torna. Nel 2025 i nove comuni avevano il 20,9% di abitanti con 65 anni o più, meno della media provinciale del 21,5%; nel 2043 ne avrebbero il 28,7%, con le persone in età di lavoro scese dal 64,6% al 57,5%.1

Chi parte per l'estero, in rapporto agli abitanti, parte soprattutto dalla Val Venosta e dai comuni di confine. Al 31 dicembre 2024 erano 57.090 le persone iscritte all'anagrafe degli italiani all'estero di un comune altoatesino, 105,8 ogni mille abitanti; nel 2024 le nuove iscrizioni sono state 3.362, due terzi per espatrio, e fra chi è espatriato più della metà aveva fra i 18 e i 29 anni. I comuni con più iscritti in rapporto agli abitanti sono in Val Venosta: Tubre con 456,4 ogni mille, Glorenza con 261,5, Curon Venosta con 225,4, Malles con 220,2, Martello con 216,9, Stelvio con 200,9; poi altri comuni di confine dell'est e del nord, San Candido con 197,3, Brennero con 177,1 e Sesto con 160,1. I più bassi sono Anterivo con 42,8, Verano con 46,5 e i comuni badioti, Corvara con 51,2, La Valle con 52,3 e Badia con 53,7.4 Il registro conta chi vive all'estero, non chi parte in un anno: comprende anche chi all'estero è nato e, nei comuni di confine, chi vive a pochi chilometri oltre il confine; ma tre dei nove comuni del patto sono nei primi sei.

Il lavoro è altrove

Nel 2025 i lavoratori dipendenti che abitano nei nove comuni erano 3.617, e 2.500 di loro, il 69%, lavoravano fuori dal proprio comune. I posti di lavoro dipendente dentro i nove comuni erano 1.877, 762 dei quali occupati da chi arriva da fuori.1 A Predoi lavorano fuori 185 dei 210 dipendenti residenti, a San Pancrazio 477 su 561, a Selva dei Molini 490 su 586, a Tubre 194 su 235. Sono paesi che vivono di pendolarismo, e il pendolarismo lungo è, nelle parole dei sindaci intervistati dall'IRE nel 2024, uno dei motivi per cui si finisce per cercare casa vicino al lavoro.5

I nove comuni della delibera 536/2026

ComuneAbitanti 2009Abitanti 2025VariazionePrevisti 204365 e più, 202565 e più, 2043Lavorano fuori comune
Curon Venosta / Graun im Vinschgau2.4492.391−2,4%2.19820,3%29,2%40%
Lauregno / Laurein359316−12,0%29016,8%32,8%80%
Martello / Martell871842−3,3%83519,6%29,8%72%
Moso in Passiria / Moos in Passeier2.1952.032−7,4%2.00018,1%25,5%61%
Selva dei Molini / Mühlwald1.4821.364−8,0%1.37721,3%26,8%84%
Predoi / Prettau596510−14,4%43728,2%33,4%88%
Proves / Proveis273244−10,6%24425,0%31,4%79%
San Pancrazio / St. Pankraz1.5891.558−2,0%1.38823,3%31,7%85%
Tubre / Taufers im Münstertal982963−1,9%93921,3%27,4%83%
Nove comuni10.79610.220−5,3%9.70920,9%28,7%69%
Provincia503.399541.908+7,6%561.03621,5%28,0%—

Abitanti iscritti all'anagrafe al 31 dicembre (2025 provvisorio) e previsione ASTAT al 2043; quota di 65 anni e più nel 2025 e nel 2043 dalla stessa fonte. «Lavorano fuori comune»: quota dei lavoratori dipendenti con dimora nel comune che hanno la sede di lavoro altrove, media 2025. Fonte: ASTAT, Atlante statistico.1

Che cosa dicono insieme questi numeri

Dicono tre cose che le previsioni da sole non dicono. La prima: 55 comuni su 116 sono previsti in calo al 2043 rispetto alla popolazione ufficiale del 2025 (52 se il confronto si fa con le anagrafi, base della previsione), ma la maggior parte di loro cresce ancora oggi e calerà solo perché invecchia; i nove della delibera sono un caso diverso, perché perdono abitanti da quindici anni e ricevono meno arrivi degli altri: nel 2025, 24 iscrizioni all'anagrafe ogni mille abitanti, contro 33 nella provincia.1 La seconda: il loro problema non è un'emorragia, ma un rubinetto chiuso; bastano poche decine di arrivi l'anno per cambiarne il segno, e questo rende il problema più abbordabile di quanto sembri. La terza: i nove non sono uguali fra loro. Predoi e Lauregno hanno perso in quindici anni il 14% e il 12% degli abitanti e hanno già un terzo di anziani in vista; Tubre e Curon stanno quasi fermi ma sono, con Glorenza, i comuni con più iscritti all'anagrafe degli italiani all'estero in rapporto agli abitanti, Tubre il primo e Curon il terzo; Moso ha ancora pochi anziani, e a San Pancrazio e Selva dei Molini più di otto dipendenti su dieci lavorano fuori dal comune. Un patto per paese, invece di una misura uguale per tutti, nasce da qui.

Ci sono anche cose che i dati non vedono. L'IRE nota che «mentre i luoghi principali crescono, le frazioni più isolate si trovano sempre più spesso a dover affrontare un calo demografico», e i nostri numeri si fermano al comune.5 L'ASTAT non pubblica le ipotesi dello scenario al 2043, e per paesi di poche centinaia di abitanti una famiglia in più o in meno vale un punto percentuale. E nessuna statistica pubblica dice quanti giovani scendono da questi paesi al fondovalle, che è il movimento che conta per questa proposta.

Che cosa c'è già

Più di quanto si pensi, ma un pezzo alla volta. Dopo la Riforma Abitare del giugno 2025, che ha riscritto i contributi per la prima casa, una legge provinciale del dicembre 2025 ha stabilito che nei comuni classificati svantaggiati e a rischio di emigrazione i contributi a fondo perduto per costruire, comprare o recuperare la prima casa salgano del 25%, cumulabili con le altre maggiorazioni fino al 35%; con la delibera del 26 giugno 2026 la Giunta ha scritto i criteri e l'elenco, e ha dato ai sette comuni che non compaiono nell'elenco del 2018 dei comuni con l'obbligo di convenzionamento al 100% (vi compaiono Curon e Moso) la facoltà di riservare ai residenti almeno il 60% della nuova volumetria invece del 100%.23 Gli importi base dal 1° febbraio 2026 vanno da 35.000 euro per una persona a 76.000 per cinque o più, e il contributo non supera il 40% della spesa.2 È una misura per singole famiglie, non per il paese: non dice quante case vuote ci sono, non le mette in affitto e non conta chi arriva.

Per i negozi di paese la Provincia paga dal 2014 contributi straordinari, prorogati nel giugno 2026 fino al 2028: 20.000 euro una tantum per aprire o rilevare un esercizio in una località di almeno 150 abitanti, fino a 13.000 euro l'anno per tenerlo aperto, 15.000 con consegne o prodotti regionali, e la soglia di fatturato è salita a 600.000 euro; nel 2019 erano stati 889.500 euro per 86 esercizi.7 Per i medici di famiglia, di cui mancano decine in provincia, un finanziamento aggiuntivo va a chi ha meno di 1.000 pazienti, cioè di fatto ai medici dei paesi, e il contratto integrativo del 2026 mette più di 8 milioni per l'assistenza sul territorio, a partire dalle Case della Comunità.15 Per il lavoro a distanza la Provincia ha chiesto nel 2022 ai propri dipendenti se vorrebbero lavorare da uno spazio condiviso vicino a casa: su 3.503 risposte, il 42% ha detto di sì, il 63,5% degli interessati fa il pendolare per 28 chilometri a tratta in media, e tre giorni a settimana è la frequenza desiderata; ma i luoghi richiesti sono Bolzano, Merano, Bressanone, non le valli alte, e non risulta che dall'indagine siano nati spazi.6 Lo Stato, con la legge sulla montagna del settembre 2025, promette crediti d'imposta sull'affitto o sul mutuo a medici, infermieri e insegnanti che lavorano nei comuni montani e sgravi al lavoro agile di chi sposta la residenza sotto i 5.000 abitanti; il decreto del maggio 2026 ha definito i 3.715 comuni montani d'Italia, ma il secondo decreto, quello che dice quali di questi comuni accedono agli incentivi, al 30 ottobre 2026 non risulta ancora adottato.8

Il problema è stato studiato. L'IRE della Camera di commercio ha contato nel 2024 i venti comuni in calo fra il 2012 e il 2022, dieci dei quali già in calo nel decennio prima, e ha intervistato dieci sindaci: dove la gente resta ci sono lavoro sul posto, collegamenti, nuove zone residenziali e servizi per le famiglie; dove parte mancano lavoro qualificato e case, perché le zone edificabili sono ferme o perché le case dei genitori restano a una persona sola; non dappertutto, però: a Moso alcune zone edificabili nelle frazioni sono rimaste vuote per mancanza di domanda.5 L'IRE indica i campi d'azione, negozi, scuole, coworking, recupero degli edifici vuoti, regole differenziate per le aree periferiche, ma non valuta nessuna misura. E già nel 2011 un'analisi dell'IRE metteva sette dei nove comuni di oggi nel suo gruppo più debole, di 13 comuni (il quotidiano Alto Adige ne scrisse come di trenta comuni «a rischio spopolamento»): l'elenco cambia poco da quindici anni.5 Secondo un'analisi dell'osservatorio provinciale del mercato del lavoro diffusa nel 2025, in cinque anni circa 7.000 persone fra i 20 e i 49 anni si sono trasferite nei paesi confinanti di lingua tedesca, e dei nati in provincia partiti fra il 2011 e il 2015 circa un quarto risulta di nuovo residente dieci anni dopo; uno studio sui motivi di partenza e rientro è in corso.14 Durante il dibattito in Consiglio provinciale sulla Riforma Abitare il Consorzio dei Comuni aveva chiesto di poter costruire, nei comuni a rischio di emigrazione e strutturalmente svantaggiati, fino al 16% di alloggi non convenzionati, e il consigliere Paul Köllensperger ha osservato che il disegno di legge distingueva troppo poco fra comuni turistici, comuni con emigrazione e comuni con emergenza casa.16

Quello che manca, allora, non è una misura in più: è un accordo per paese che metta insieme quelle che ci sono, un obiettivo dichiarato e un modo per sapere se ha funzionato.

Che cosa sappiamo da altrove

Norvegia, Finnmark e Troms settentrionale. È il programma contro lo spopolamento più longevo e più studiato d'Europa: dal 1990 chi vive nella «zona d'azione» paga meno imposte sul reddito, non paga l'imposta sull'elettricità, si vede cancellare una parte del prestito studentesco, dal 2023 fino a 30.000 corone l'anno, e le imprese sono esonerate dai contributi. L'Istituto di economia dei trasporti ha stimato nel 2026 che, con le misure attuali, la forza lavoro della zona scenderà da 49.393 persone nel 2025 a 46.976 nel 2050, il 4,9% in meno; per tenerla ferma servirebbe tagliare del 70% l'imposta sul reddito, e l'esenzione totale aggiungerebbe 959 persone, il 2%, perché le spinte verso i centri, conclude il rapporto, sono forti.9 Una valutazione del 2022 aveva trovato che la cancellazione del debito di studio «appare più efficace» della riduzione dell'imposta, e il comitato locale del 2023 ha chiesto di portarla a 50.000 corone e di estenderla ad altre professioni, come gli infermieri.9 La lezione che uso qui: pagare un po' tutti perché restino rende poco; legare un vantaggio concreto e visibile a una scelta di vita, lo studio, il primo lavoro, il rientro, rende di più.

Trentino, affitto nelle zone periferiche. Dal settembre 2025 chi trasferisce la residenza in uno dei 112 comuni delle zone periferiche svantaggiate, con un contratto di affitto di libero mercato di almeno tre anni, riceve dalla Comunità di valle 3.000 euro l'anno per tre anni, con 250 euro in più se tutti i componenti hanno meno di 40 anni e 500 in più per le famiglie numerose o per i redditi più bassi; le domande si sono chiuse il 31 agosto 2026 e i risultati non sono ancora pubblicati.12 Sempre in Trentino i negozi multiservizi ricevono contributi per aprire e per restare, con un milione in più nel 2025 e nel 2026, mentre Confesercenti conta 565 attività chiuse in sei anni.12

Emilia-Romagna, «Bando Montagna». Dal 2020 la Regione dà da 10.000 a 30.000 euro a fondo perduto a chi ha meno di 40 anni e compra la prima casa (nel 2020 anche chi la recupera) in uno dei circa 120 comuni appenninici; nel 2020 sono arrivate 2.310 domande ammissibili per 20 milioni, e per tre bandi la Regione dichiara 25 milioni complessivi. La presenta come una misura contro l'abbandono dell'Appennino, ma non ho trovato una valutazione indipendente né la quota di beneficiari che già vivevano in montagna.10

Albinen, Vallese. Il paese che nel 2017 ha offerto 25.000 franchi per adulto e 10.000 per bambino a chi si stabilisce per almeno dieci anni comprando una casa da almeno 200.000 franchi ha ricevuto 12.000 richieste di informazioni e, a marzo 2023, aveva accettato 38 persone, 11 delle quali bambini, per 880.000 franchi di premi: non niente, per un paese di 248 abitanti, ma a un costo per persona che nessuna provincia può replicare su scala.11

Baviera, negozi di paese. Secondo i deputati che nel 2019 hanno rivolto un'interrogazione al Landtag, dal 2003 il Land aveva sostenuto l'apertura di circa 150 «Dorfläden», e 15 avevano già chiuso; nella risposta, del maggio 2020, il governo dice di non avere statistiche complete.13 Un confronto accademico del 2015 fra Germania e Alto Adige distingue due strade: la Germania «promuove», con contributi consistenti ai nuovi negozi, senza fermarne la scomparsa; l'Alto Adige «regola», con norme urbanistiche severe sul commercio, e la sua rete di negozi raggiungibili a piedi ha tenuto meglio.13

Quanto sono solide queste prove

Solo la Norvegia ha una valutazione vera, con un modello e un gruppo di confronto, ed è una valutazione che misura effetti piccoli; la sua lezione più solida è negativa, cioè che gli sgravi generici rendono poco. I bandi casa italiani e il Trentino hanno numeri di attività, domande e beneficiari, non di effetto. L'IRE ha dati e interviste, non misure. Nessuna fonte che ho trovato dice se i contributi altoatesini ai negozi, ai medici o alla casa abbiano trattenuto una sola famiglia: non perché non lo facciano, ma perché nessuno lo ha contato. È il motivo per cui questa proposta spende più parole sul «come sapremo» che su qualsiasi singola misura, e perché chiede ai comuni di entrare in due turni.

Che cosa propongo

Un patto di tre anni fra la Provincia e ciascuno dei nove comuni, con un ufficio di riferimento nella Ripartizione Edilizia abitativa, che ha già l'elenco e i criteri. Cinque componenti: il numero, la casa, i servizi, il lavoro, il rientro.

1. Il numero. Ogni comune che aderisce pubblica entro sei mesi tre cose che oggi nessuno ha: il censimento delle case vuote e delle case abitate da una sola persona di 60 anni o più, fatto con anagrafe e IMI (nei nove comuni le persone di 60 anni e più che vivono sole sono 769, su 4.190 famiglie); il saldo migratorio dei 18–34enni degli ultimi cinque anni, dall'anagrafe; e l'elenco dei servizi presenti in paese e nelle frazioni, negozio, bar o locanda, scuola dell'infanzia, scuola, medico, farmacia o dispensario, fermata del bus, con i minuti per raggiungerli da ogni frazione.1 La Provincia aggiorna i tre numeri ogni anno, per tutti i nove comuni e per i nove di confronto, in una pagina pubblica. È il modello della diagnosi che propongo per Bolzano in «Una casa vicino al turno»: prima si conta, e il conto è pubblico.

2. La casa, a termine. Il comune, da solo o con una cooperativa o con l'IPES, prende in gestione per dieci anni edifici vuoti o parti di case troppo grandi per chi le abita, li recupera e li affitta a canone provinciale, per cinque anni rinnovabili una volta, a persone sotto i 35 anni o a famiglie con figli che prendono la residenza nel comune. La Provincia aggiunge al contributo ordinario un «contributo di paese» di 60.000 euro per alloggio recuperato, vincolato ai dieci anni di affitto; e un'agenzia di valle, con due persone per i tre comprensori, fa quello che «Chiavi in comune» propone per Bolzano: cerca i proprietari, garantisce il canone, segue i lavori. Il modello è il problema che il sindaco di Martello ha descritto all'IRE, le case dei genitori che restano a una persona sola, rovesciato: la casa grande ospita anche una famiglia giovane, e chi la abita riceve il canone.5

3. I servizi, a tempo garantito. La Provincia si impegna per i tre anni del patto a mantenere, con gli strumenti che ha già, i servizi dell'elenco del punto 1: i contributi ai negozi diventano un impegno a tenere aperto un esercizio in ogni località con 150 abitanti, con il bando permanente e, se un gestore non si trova, con la cooperativa come a Predoi; il medico con pochi pazienti e il dispensario farmaceutico hanno la stessa garanzia; per la scuola dell'infanzia e il bus la Provincia dichiara, paese per paese, la soglia sotto la quale il servizio non chiude durante il patto. Non è una spesa nuova: è la trasformazione di contributi a domanda in un obbligo di risultato, scritto nel patto e verificato ogni anno con i minuti del punto 1.7

4. Il lavoro, raggiungibile. La Provincia è il primo datore di lavoro dell'Alto Adige e nel 2022 ha già chiesto ai propri dipendenti se vorrebbero lavorare vicino a casa.6 Può decidere da sola che chi abita in un comune del patto lavori due o tre giorni a settimana da un ufficio di valle, in un edificio comunale o della comunità comprensoriale, con una scrivania, la rete e una stanza per le videochiamate; e può chiedere all'Azienda sanitaria, alle comunità comprensoriali e ai comuni vicini di aderire per i propri dipendenti. Ne servono tre, uno per comprensorio: Val Venosta (Curon, Tubre, Martello), Burgraviato (Moso, San Pancrazio, Lauregno, Proves) e Val Pusteria (Predoi, Selva dei Molini). Non crea posti di lavoro nei paesi, ma accorcia la distanza da quelli che ci sono, che è il motivo per cui, secondo i sindaci, si finisce per trasferirsi.5

5. Il rientro. Chi ha meno di 35 anni, ha vissuto almeno tre anni fuori provincia o in un comune non montano e prende la residenza in un comune del patto riceve per tre anni 3.000 euro l'anno sull'affitto o sul mutuo, come in Trentino, pagati dalla Provincia attraverso il comune; chi ha studiato fuori può scegliere, in alternativa, il rimborso delle tasse universitarie degli ultimi tre anni, nello spirito della cancellazione del debito di studio norvegese.912 La borsa si cumula con il contributo casa maggiorato del 25% e con gli eventuali crediti d'imposta statali per chi lavora in sanità e scuola.28

Due turni. Il patto si apre a tutti e nove i comuni, ma nel primo anno entrano quattro o cinque, scelti per sorteggio fra quelli che si candidano, e gli altri l'anno dopo. Per un anno i secondi sono il gruppo di confronto dei primi, e per tutti e tre gli anni lo sono gli altri nove comuni a rischio di emigrazione che non sono nel patto. Non è un esperimento pulito, ma è l'unico modo, con nove paesi, di distinguere l'effetto del patto dalle oscillazioni di un anno.

Un primo passo che un comune può fare da solo

Senza aspettare la Provincia, il consiglio comunale di uno dei nove può deliberare il censimento del punto 1: case vuote, case abitate da una persona sola, saldo dei 18–34enni, minuti dai servizi. Un comune di mille abitanti lo fa in un mese con l'anagrafe e il catasto dell'IMI. Poi scrive alla Giunta provinciale chiedendo il patto, e intanto decide, se non è Curon o Moso, che ne sono esclusi, se usare la facoltà del 60% che la delibera gli ha appena dato. Costa il tempo di un ufficio; e produce il numero da cui tutto il resto dipende: quante case ci sarebbero, se qualcuno le cercasse.

Quanto costa, e chi paga

Le cifre che seguono sono stime mie, con le ipotesi dichiarate. I contributi ai negozi, ai medici e alla casa esistono già e non sono contati; conto solo ciò che il patto aggiunge.

Costi annui a regime per i nove comuni, 10.210 abitanti

VoceIpotesiCosto l'annoChi paga
Censimento e numeri annuali5.000 euro per comune per raccogliere e pubblicare i tre numeri45.000 euroProvincia
Agenzia di valleDue persone a tempo pieno per i tre comprensori110.000 euroProvincia e comunità comprensoriali
Contributo di paese per il recupero60.000 euro per alloggio, due alloggi l'anno per comune1.080.000 euroProvincia; il resto del recupero lo pagano comune, cooperativa o proprietario con i contributi ordinari
Tre uffici di valleLocali comunali; 20.000 euro di attrezzature una tantum e 10.000 l'anno di gestione ciascuno30.000 euroProvincia, più 60.000 euro il primo anno
Borse di rientro3.000 euro l'anno per tre anni; 40 nuovi beneficiari l'anno, 120 a regime360.000 euroProvincia
Servizi a tempo garantitoContributi esistenti trasformati in impegni0Nessuno in più; il costo è il vincolo
Totale1.625.000 euroCirca 159 euro per abitante dei nove comuni, 3 per abitante della provincia

Per persona raggiunta: diciotto alloggi l'anno ospitano, a 2,4 persone per famiglia, circa 43 persone; con le quaranta borse fanno fra ottanta e cento persone l'anno che trovano nel patto un motivo concreto per restare o tornare, in paesi dove il saldo migratorio di un anno intero è di poche decine di unità. Se il patto si estendesse agli altri nove comuni a rischio, con 15.365 abitanti, con le stesse ipotesi il costo salirebbe a circa 3,25 milioni.

C'è un costo che non sta in tabella, ed è politico: il patto chiede alla Provincia di dire, paese per paese, quale scuola dell'infanzia e quale corsa di bus non chiuderà per tre anni. Oggi quelle decisioni si prendono una alla volta, spesso quando il servizio è già in crisi. Scriverle prima costa poco in euro e molto in chiarezza; ed è proprio la chiarezza, secondo i sindaci intervistati dall'IRE, che una famiglia cerca quando decide se restare.5

Come sapremo se funziona

  • Il numero. Il saldo migratorio dei 18–34enni di ogni comune, pubblicato ogni anno dalla Provincia per i nove comuni del patto e per i nove di confronto, con la media dei cinque anni precedenti accanto. È l'unico indicatore su cui il patto si giudica.
  • Le case. Alloggi censiti, alloggi recuperati e affittati, tempo fra censimento e prime chiavi, età di chi li abita; e il numero di case abitate da una persona sola, che dovrebbe scendere.
  • I servizi e il lavoro. Minuti dai servizi per frazione, servizi chiusi e aperti durante il patto; dipendenti pubblici iscritti agli uffici di valle e giorni effettivi di uso; borse erogate, con l'età e la provenienza dei beneficiari.
  • Il confronto. Nel primo anno i comuni del secondo turno; per tre anni gli altri nove comuni a rischio. Se il saldo dei 18–34enni nei comuni del patto migliora e negli altri no, il patto ha fatto qualcosa; se migliora dappertutto, era il ciclo; se non migliora da nessuna parte, non bastava.
  • Verifica a tre anni. Si prosegue, allargando ai nove comuni di confronto, se il saldo dei 18–34enni nei comuni del patto è migliore di quello di confronto e almeno la metà degli alloggi censiti come recuperabili è stata affittata; si corregge, spostando soldi dalle borse alle case o viceversa secondo quale delle due ha trovato domanda, se gli alloggi restano vuoti o le borse non vengono chieste; si chiude, lasciando ai comuni il censimento e alla Provincia gli strumenti ordinari, se dopo tre anni non c'è differenza con i comuni di confronto. I criteri si scrivono nella delibera istitutiva.

Obiezioni

«Costa meno lasciare che la gente scenda a valle.» È un argomento serio, e la Norvegia mostra che contro le spinte verso i centri si ottiene poco. Ma la Provincia ha già deciso, con la legge e con la delibera del giugno 2026, che questi nove paesi vanno tenuti abitati, e già spende per questo: la proposta non apre quella scelta, la rende verificabile. E un paese vuoto costa anche lui, in strade, acquedotti e scuole da chiudere, in boschi e prati senza chi li cura.

«Si paga la gente perché resti, e non funziona.» Vero per gli sgravi generici, come dice la Norvegia; per questo qui non ce ne sono. Le borse vanno solo a chi torna o arriva, sono a termine, e valgono circa un quinto del costo; il resto sono case, servizi e un ufficio, cioè le tre cose che i sindaci e l'IRE indicano come decisive.

«Nove comuni sono pochi: Sesto, Villandro, Senales, Stelvio perdono abitanti come loro.» È così, ed è il motivo per cui la delibera ha scelto un criterio stretto, l'essere anche strutturalmente svantaggiati per l'intero territorio: Sesto e Selva hanno più letti turistici che abitanti e un altro problema, quello della casa cara, di cui scrivo in «Il turismo che restituisce». I nove sono un inizio con un elenco ufficiale e un gruppo di confronto pronto; gli altri nove entrano alla verifica, se il patto funziona.

«Gli uffici di valle svuotano gli uffici provinciali e dividono i colleghi.» Due o tre giorni, non cinque; e nell'indagine della Provincia lo vorrebbe il 42% dei 3.503 dipendenti che hanno risposto, anche se l'indagine non è rappresentativa. Il rischio vero è un altro, e la stessa indagine lo mostra: la domanda di lavoro a distanza è nei centri, non nelle valli alte. Per questo gli uffici sono tre e piccoli, e il loro uso effettivo è fra gli indicatori: se restano vuoti, si chiudono.

«Case a termine per i giovani: e dopo cinque anni?» Cinque anni più cinque sono il tempo per decidere se restare, costruire o comprare con il contributo maggiorato del 25%. L'alternativa oggi è non trovare nulla in affitto, perché nei paesi piccoli il mercato dell'affitto quasi non esiste.

«Il censimento delle case vuote è un'intrusione.» Conta case, non persone, e usa dati che il comune ha già per l'IMI e l'anagrafe; il risultato pubblico è un numero per comune, mai un indirizzo. Chi abita da solo una casa grande non è obbligato a nulla: gli viene fatta un'offerta, con un canone garantito e i lavori pagati.

«La Provincia non può garantire una scuola dell'infanzia per tre anni.» Può dichiarare prima, e non dopo, la soglia sotto la quale la chiuderebbe. È meno di una garanzia e più di quanto esista oggi; e in un paese di trecento abitanti sapere che l'asilo resta aperto fino al 2030 è forse l'informazione che più conta per chi deve decidere se tornare.

Che cosa non so ancora

  • Con quali ipotesi l'ASTAT proietta i singoli comuni al 2043: l'Atlante non le pubblica, e l'ultima pubblicazione dell'istituto sul metodo delle previsioni è del 2014, con orizzonte 2030.1
  • Quanti giovani lasciano ogni anno questi paesi per un altro comune dell'Alto Adige, e per quale: i saldi migratori interni per comune di origine e destinazione non sono pubblicati.
  • Quante case siano vuote o abitate da una persona sola nei nove comuni: è il primo numero del patto, e oggi non esiste.
  • Quanti esercizi di vicinato la Provincia finanzi oggi e con quale spesa: gli ultimi numeri che ho trovato sono del 2019.7
  • Se e quando uscirà il secondo decreto della legge sulla montagna, e come i crediti d'imposta per medici e insegnanti si applicheranno in una provincia in cui sanità e scuola sono competenze proprie.8
  • Che cosa abbiano dato il bando trentino del 2025 e i bandi emiliani: quante persone si siano davvero trasferite, e da dove.1012
  • Se dopo l'indagine del 2022 la Provincia abbia aperto spazi di lavoro condiviso per i propri dipendenti, e dove.6
  • Quanto pesino, nelle iscrizioni all'estero di Tubre e Curon, le persone che vivono appena oltre il confine svizzero e austriaco continuando a lavorare o a tornare in paese.4

Due domande per chi vive qui

Alcune di queste cose le sa chi vive in uno di questi paesi, o ne è andato via. Rispondere richiede un minuto e non si chiedono dati personali; le risposte non sono pubbliche, le leggiamo Alessandro e io.

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Fonti

  1. ASTAT, Istituto provinciale di statistica, Atlante statistico: popolazione residente da anagrafe con previsione 2026–2043 per comune (indici di dipendenza e quota di 65 anni e più nel 2025 e nel 2043), popolazione ufficiale e movimenti 2025 (provvisori), famiglie e persone sole, lavoratori dipendenti per comune di dimora e di sede (medie annue, elaborazione su dati dell'Osservatorio del mercato del lavoro). Estratti il 29 e il 30 ottobre 2026. Nel testo e nei costi uso la popolazione ufficiale al 31 dicembre 2025 (provvisoria); nella tabella, nel grafico e nei confronti con il 2009 e il 2043, la popolazione iscritta nelle anagrafi, che è la base della previsione: per i nove comuni le due cifre sono 10.210 e 10.220. Le somme per gruppo di comuni, gli indici e le quote sono calcoli miei; le quote per età derivano dagli indici di dipendenza. Sul metodo delle previsioni: ASTAT, «Previsione sull'andamento demografico fino al 2030», Collana n. 200 e astatinfo 11/2014, 11 giugno 2014, l'ultima che ho trovato sul sito dell'istituto al 30 ottobre 2026.
  2. Giunta provinciale, deliberazione n. 536 del 26 giugno 2026, «Comuni strutturalmente svantaggiati e a rischio di emigrazione – determinazioni ai sensi dell'art. 38 c. 1 LP 9/2018 e dell'art. 57 c. 4-bis LP 13/1998» (PDF fra gli allegati della pagina della Ripartizione Edilizia abitativa «Ab dem 1. Februar 2026 gelten neue Richtlinien für die Gesuche um Wohnbauförderung», con le delibere n. 1014 del 28 novembre 2025 e n. 535 del 26 giugno 2026 e gli importi base in vigore dal 1° febbraio 2026): criterio del rischio di emigrazione (popolazione 2024 inferiore al 2009, dati ASTAT), rinvio alle delibere n. 887 del 10 ottobre 2023 e n. 154 dell'8 marzo 2022 per lo svantaggio strutturale, elenco dei nove comuni, deroga di almeno il 60% salvo Curon Venosta e Moso in Passiria, che compaiono nell'allegato A della delibera n. 968 del 25 settembre 2018 (comuni e frazioni con obbligo di convenzionamento al 100%, letta sul Lexbrowser il 30 ottobre 2026), aumento del 25% dei contributi dell'art. 57 c. 2 LP 13/1998; parere positivo del Consiglio dei Comuni del 15 giugno 2026. Testo vigente dell'art. 38 della legge provinciale 10 luglio 2018, n. 9, letto sul Lexbrowser il 30 ottobre 2026.
  3. Südtirol News, «Mehr Förderung und gezielte Impulse für leistbares Wohnen», 26 giugno 2026, e UnserTirol24, «Mehr Förderung für leistbares Wohnen», 26 giugno 2026, sulle due delibere della Giunta provinciale (limiti di prezzo e comuni svantaggiati; «insgesamt bis zu 35 Prozent»); il Dolomiti, «Nuove regole per l'edilizia abitativa: aumentano le agevolazioni, diminuisce la burocrazia», 4 dicembre 2025, sul nuovo sistema di contributi della Riforma Abitare (legge provinciale 17 giugno 2025, n. 6, che ha riscritto l'art. 57 della LP 13/1998). Il comma 4-bis dell'art. 57, con l'aumento del 25% nei comuni svantaggiati e a rischio di emigrazione e il tetto del 35%, è stato aggiunto dall'art. 11, comma 6, della legge provinciale 22 dicembre 2025, n. 19 (testo vigente e nota letti sul Lexbrowser il 30 ottobre 2026).
  4. ASTAT, «Altoatesine e altoatesini residenti all'estero – 2024», astatinfo 18/2026, 15 aprile 2026: iscritti all'A.I.R.E. al 31 dicembre 2024 per comune ogni mille abitanti, nuove iscrizioni 2024 per motivo ed età. Ripreso da stol.it, «Abwanderung in Südtirol erreicht Spitzenstand», 17 aprile 2026.
  5. IRE – Istituto di ricerca economica della Camera di commercio di Bolzano (E. Hölzl, T. Schatzer, U. Perkmann), «Andamento demografico e socioeconomico nei comuni altoatesini. Dati strutturali 2012–2022 e impulsi dei sindaci», Analisi flash 5.24, giugno 2024, e comunicato della Camera di commercio «Lo sviluppo dei comuni altoatesini», 21 giugno 2024: venti comuni in calo 2012–2022, interviste a dieci sindaci, campi d'azione. Alto Adige, «Fuga dalla montagna, 30 comuni a rischio spopolamento», 2011, sullo studio IRE «Un'analisi socioeconomica e demografica – I comuni altoatesini», ottobre 2011 (13 comuni nel gruppo più debole, sette dei quali fra i nove della delibera del 2026).
  6. Provincia autonoma di Bolzano, Ufficio Organizzazione, Controlling report 3/2023, «Umfrage Coworking 2022»: 3.503 dipendenti rispondenti, 1.473 interessati (42%), 63,5% pendolari fra gli interessati, 28 km e 43 minuti a tratta in media, tre giorni a settimana desiderati, comuni richiesti.
  7. Provincia autonoma di Bolzano, comunicato «Sondermaßnahmen für Nahversorgungsdienste gutgeheißen», 26 giugno 2026 (criteri prorogati fino al 2028, 20.000 euro per apertura o rilevamento, soglia di fatturato a 600.000 euro, domande dal 1° gennaio 2026), e UnserTirol24, «Mehr Förderung für Südtirols Nahversorger», 4 luglio 2026 (fino a 13.000 e 15.000 euro l'anno; contenitori digitali); Provincia autonoma di Bolzano, «Nahversorgung: Förderbeträge angehoben», 24 gennaio 2023 (località di almeno 150 abitanti, programma dal 2014); il Dolomiti, «Negozi di vicinato, contributi economici anche al secondo esercizio di paese», 11 settembre 2024; Fanpage, «In Alto Adige gli incentivi per i piccoli negozi di paese», 2020 (889.500 euro a 86 esercizi nel 2019); stol.it, «NaveS: Nahversorgung im Dorf lassen» (cooperativa NaveS, negozio di Predoi).
  8. Legge 12 settembre 2025, n. 131, «Disposizioni per il riconoscimento e la promozione delle zone montane», in vigore dal 20 settembre 2025; DPCM 11 maggio 2026, n. 121 (elenco di 3.715 comuni montani, in vigore dal 22 luglio 2026), e Camera dei deputati, dossier n. 178 sulla classificazione dei comuni montani, 11 marzo 2026; Scuola Mag, «Servizio nelle scuole di montagna, arrivano i punti aggiuntivi», 9 luglio 2026 («sarà un successivo decreto ad individuare» i comuni beneficiari); Teleborsa, «Comuni montani, dal 22 ridisegnati gli incentivi fiscali», 8 settembre 2026 (decreto legislativo di riordino ancora da adottare).
  9. W. Hansen, «Effects of the personal measures in the action zone of Finnmark and Nord-Troms», TØI Report 2144/2026, Institute of Transport Economics, Oslo 2026 (modello NOREG 2); Vista Analyse, progetto di valutazione delle misure per le persone nella zona d'azione, 2022; Arctic Today, «Reduce student loans, increase child benefits to stop population decline, northern Norway panel suggests», 2023; Lånekassen, comunicato del 12 gennaio 2023 (cancellazione fino a 30.000 corone l'anno).
  10. Regione Emilia-Romagna, DGR n. 465 dell'11 maggio 2020, BURERT n. 148 del 12 maggio 2020 («Bando Montagna»); Ediltecnico, sul primo bando, 2021 (2.310 domande ammissibili, 341 e 346 beneficiari); Regione Emilia-Romagna, «I provvedimenti della Regione per la casa», 2023 (25 milioni complessivi per tre bandi, 121 comuni).
  11. The Local, «What happened to the Swiss village that offered to pay people to move there?», 13 marzo 2023.
  12. Provincia autonoma di Trento, «Sostegno al pagamento dei canoni di locazione in zone periferiche svantaggiate – bando 2025», deliberazione della Giunta provinciale n. 1382 del 12 settembre 2025 (3.000 euro l'anno per tre anni, maggiorazioni, 112 comuni in 15 ambiti, domande dal 22 settembre 2025 al 31 agosto 2026); Provincia autonoma di Trento, comunicato n. 492 del 27 febbraio 2026 sui negozi multiservizi; l'Adige, «In Trentino chiuse 565 attività in sei anni».
  13. Bayerischer Landtag, interrogazione scritta e risposta del governo, Drucksache 18/7841, 11 maggio 2020 (le cifre sui Dorfläden aperti e chiusi sono nella premessa dei deputati); P. Küpper, S. Scheibe, «Steuern oder fördern? Die Sicherung der Nahversorgung in den ländlichen Räumen Deutschlands und Südtirols im Vergleich», Raumforschung und Raumordnung, 2015.
  14. il Dolomiti, «Mercato del lavoro, emergenza giovani in fuga dalla provincia: 7 mila trasferimenti in 5 anni», 15 novembre 2025, su un'analisi dell'Ufficio osservazione del mercato del lavoro della Provincia (circa 7.000 persone fra 20 e 49 anni trasferite nei paesi confinanti di lingua tedesca; circa un quarto dei nati in provincia partiti nel 2011–2015 di nuovo residente dieci anni dopo; studio sui motivi in corso); Südstern, «Ansichten, Einstellungen und Perspektiven der Südsterne 2026» (con K. Matzler, Università di Innsbruck, 22 maggio 2026: il 76% di chi ha risposto giudica poco o per nulla attraente il livello dei salari altoatesini).
  15. stol.it, «Hausärztemangel: in Südtirol sind fast 80 Stellen vakant», «Müssen Hausarztberuf attraktiver machen», 29 settembre 2023 (webinar della Plattform Land: finanziamento aggiuntivo per i medici con meno di 1.000 pazienti, già in vigore) e «Mehr Geld für Hausärzte: Südtirol einigt sich auf Zusatzvertrag» (contratto integrativo provinciale della medicina generale, 2026, più di 8 milioni), 2026.
  16. stol.it, «Wohnreform im Landtag: Konventionierung wird aufgeweicht», 3 giugno 2025, sul dibattito in Consiglio provinciale sul disegno di legge Abitare 2025 (parere del Consorzio dei Comuni: fino al 16% di alloggi non convenzionati nei comuni a rischio di emigrazione e strutturalmente svantaggiati; osservazione del consigliere Paul Köllensperger).